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San Benedetto Revelli Taggia

 

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Festa di San Benedetto

Nel 1625 la Liguria occidentale è coinvolta nelle efferate vicende della Guerra dei trent’anni. Il Ducato di Savoia e la Repubblica di Genova si trovano in conflitto tra loro. Il ponente Ligure diviene aperto campo di battaglia. Il Ducato dl Savoia, tramite i due figli del Duca, Vittorio Amedeo e Felice, ed il Marchese Ludovico Solaro di Dogliani, sferra un duro attacco in tre direzioni: Oneglia e Albenga, Baiardo e Triora e la Val Roya. Taggia è una fiorente città posta nell’immediato entroterra, la cui vicinanza al mare le conferisce una determinante importanza strategica, ma nonostante munita di una discreta difesa militare, sembra ineluttabilmente condannata a soccombere alle ingenti forze nemiche. Di fronte a tale opprimente minaccia il 26 aprile il Parlamento cittadino di Taggia decide dl ricorrere all’aiuto divino. Viene pertanto fatto solenne e sacro voto a San Benedetto Vescovo di Albenga affinché con la sua intercessione possa preservare la città dagli orrori del conflitto il voto consiste nel dedicare al Santo ogni anno, la seconda domenica dl febbraio una festa di ringraziamento. Così, infatti, la delibera del Parlamento di Taggia del 26 aprile 1625: “Ci soprastano molti pericoli e sciagure essendo circondati dai soldati del signor Duca di Savoia, li quali vanno occupando molti lochi della serenissima Repubblica e si vanno approssimando, né avendo noi forze da poter resistere né difendersi non ci resta che ricorrere in buona fede e profonda umiltà alla misericordia e benignità del nostro Signor Iddio, procurando con preghiere e lacrime e intercessioni di Santi di placarlo e per conseguenza avendo noi in cielo il glorioso San Benedette Vescovo di Albenga potremo confidare se ricorressimo alla intercessione sua che per mezzo suo otterremo gratie dal Signor Dio Misericordioso e dalla gloriosa Maria Vergine la quale anco per le orationi e meriti di detti Santi ci impetrerà misericordia e saremo sollevati e liberati dalli immensi pericoli. Pertanto facciamo voto fra un anno prossimo e a spese pubbliche edificare un oratorio conveniente a gloria di Dio e di San Benedetto da fabbricarsi nel presente loco con l’ancona della Beata Vergine con Cristo nostro in braccio, San Benedetto da una parte e San Marco evangelista dall’altra con provvederli perpetui temporibus delli ornamenti concedenti pre l’altare e ancora altre cose necessarie senza alcuna arma particolare, ma il tutto a nome e a spese pubbliche, e promette e obbligarsi di festare in perpetuum la sua festa che è alli 12 di febbraio, ne! qual giorno anco in perpetuo si faccia solenne processione visitando detto Oratorio imponendo pena di lire quattro a chi non festerà quel giorno” (da “Il crocefisso miracoloso di Taggia ed il suo santuario", del Sacerdote Prof. Raimondo Martini) Dopo alterne vicende il 20 agosto finalmente l’esercito savoiardo si ritira sconfitto. Taggia è salva! Fedeli al loro sacro voto, l’anno successivo, il 12 febbraio 1626, i taggesi festeggiano per la prima volta San Benedetto. Da allora ogni anno, con estrema puntualità, il voto è stato immancabilmente rispettato, con un affetto ed una coerenza tali da far si che la festa dedicata da Taggia al Santo salvatore oltre a costituire una delle più belle pagine della sua storia, abbia dato luogo alla sentita continuità di una tradizione le cui sfumature confinano spesso con la leggenda. Ambientazioni e corteo storico Da alcuni anni a questa parte, la quarta domenica di febbraio si conclude la festa di San Benedetto con una grande manifestazione di rievocazione storica. I rioni Taggesi ambientano negli spazi più caratteristici alcuni quadri storici che rievocano momenti di vita vissuta del pieno XVII secolo. Tutta la città ripiomba così nel passato di un Seicento in linea con il momento d’istituzione comunitaria della festa di San Benedetto. Gli episodi rappresentati sono ispirati a vicende realmente avvenute, tratte dall’esame dei documenti conservati negli archivi storici comunali. In alcuni casi non manca neppure la rievocazione tridimensionale di celebri dipinti dell’epoca. Fra nobili e signori, dame e religiosi, torme di gente del popolo e uomini d’arme, l’atmosfera è autentica, genuina, talvolta sanguigna e feroce. Infine tutti i figuranti partecipano ad un sontuoso corteo storico che si snoda per le vie cittadine, talvolta con la partecipazione di gruppi d’appassionati in grado dl ricostruire perfettamente vita e costumi di compagnie militari del XVII secolo. Il pubblico accorre a Taggia tutto il giorno: i quadri storici si svolgono fra la mattina ed il primo pomeriggio, quando si cede il passo al corteo, che chiude le celebrazioni per San Benedetto. Tradizioni taggesi, Fuoco, Pane. San Benedetto e la notte dei fuochi San Benedetto Revelli è il Patrono di Taggia. La sua devozione è molto forte e si accompagna a quella, più recente, per la Madonna Miracolosa custodita in chiesa parrocchiale. Il Santo è una personalità locale, che la tradizione vuole nativo di Taggia, benché ne rivendichi le origini anche Tavole, in valle Prino, nell’entroterra di Imperia Porto Maurizio. L’epoca nella quale sarebbe vissuto è quella triste e pericolosa del IX-X secolo: la morte del santo viene attribuita al 12 febbraio del 900 d.C.. Benedetto sarebbe stato vescovo di Albenga: la carica era assai pesante in quanto la Liguria occidentale era sottoposta al pericolo delle incursioni dei Saraceni islamici ed al disordine assoluto nella mancanza di un sicuro governo del territorio. Miracoli ed esempi di vita hanno creato la dimensione di santità dì un personaggio che appare soprattutto un simbolo. La festa del 12 febbraio è occasione in realtà di una serie di eventi, radicati nella mentalità e nella tradizione taggese, mediante radici che affondano in età precristiana. Una leggenda originaria. La Liguria occidentale, fra il IX e X secolo è priva di controllo governativo sul territorio: predoni e pirati sì alternano attaccando i centri abitati da terra e dal mare. Taggia non sfugge a questo triste destino. I pirati Saraceni materializzano anche sulle coste del Mediterraneo nord-occidentale la spinta dell’espansione islamica. Anche Taggia viene dunque attaccata. Il consiglio di San Benedetto dì fronte ad un attacco saraceno che si presumeva distruttivo, fu quello dì accendere grandi fuochi nell’abitato. I pirati, vedendo le fiamme da lontano, credendo di essere stati preceduti da altri predoni, si ritirarono e Taggia fu salva. A quel momento si fa risalire l’inizio di una celebrazione annuale, nel mese di febbraio, in occasione di San Benedetto. Va detto però che l’origine mitica della festività è in diretta relazione con un tempo molto più antico, sicuramente pre-cristiano legato al tempo ciclico dell’anno e della natura. La festa diventa istituzione. Nel 1625 la Liguria viene travolta da una guerra feroce e sanguinosa. Si trovavano dl fronte la Repubblica di Genova, sostenuta dalla Spagna, e il ducato di Savoia sostenuto dalla Francia. Si trattava di un conflitto regionale, proiezione locale del grande scontro europeo noto come guerra dei trent’anni. Gli eserciti franco-sabaudi, nella prima fase di attività bellica, invadono la Liguria: molti centri abitati si arrendono, altri resistono e vengono saccheggiati, con gravi perdite fra la popolazione. Anche Genova rischia di cadere, ma i contrasti fra i Piemontesi ed i Francesi permettono una controffensiva che si conclude con la vittoria ispano-genovese ed una successiva tregua. Taggia viene interessata dalle operazioni militari, come tutta l’area circostante. Il Parlamento cittadino decide di porre la Comunità sotto la protezione del patrono San Benedetto, quasi a ricordo dai trascorsi pericoli con i Saraceni. Il 26 aprile del 1625 si delibera il voto relativo all’istituzione di una festa il 12 febbraio, in onore del santo, con processione e accensione di fuochi. Nel frattempo doveva anche essere dedicato al santo un rinnovato oratorio. La città, in effetti, fu salvata dalla guerra, quando gli ambasciatori di Taggia si arresero all’esercito sabaudo in cambio della rinuncia al saccheggio da parte dell’esercito occupante, il quale non molto tempo dopo sarebbe stato costretto a lasciare la Liguria occidentale. Il significato arcaico della festa. Nella nostra cultura tradizionale il mese dì febbraio è destinato ai riti in favore della purificazione e della fertilità dei campi. Il fuoco brucia i malefici e dona forza. Si verifica una singolare sovrapposizione delle feste tradizionali dei Romani e dei Celti. In ambito romano si svolgevano i Februales, riti di purificazione e i Lupercalia in favore della fertilità. I Celti celebravano la festa di Imbolc, legata al fuoco e destinata alla purificazione. Ne consegue una serie di manifestazioni cristiane, dalla festa della Purificazione delta Vergine, che coincide con la cosiddetta offerta di candele benedette della Candelora. Il periodo si prolunga nella Quaresima, fino al momento della Pasqua. In quella occasione anche Gesù Cristo dopo la sua morte in terra raggiunse il fuoco dell’inferno per liberare profeti, patriarchi e precursori, potendo quindi risorgere. Devozione Il pericolo saraceno prima e barbaresco poi teneva viva la devozione verso il concittadino. In modo particolare è ricordato un fatto miracoloso contro il pericolo musulmano, così narrato da Filippo Noberasco in "I Saraceni in Liguria". "Era una notte cupa, orribile il tempo, la natura in furore. Il popolo di Taggia era tappato in casa e, nelle capaci cucine, le ave, al chiarore oscillante dei lucernieri ad olio, novellavano ai piccoli di terribili storie di banditi. E, mentre esse parlavano tra un silenzio fondo, i ladroni erano davvero alle porte. Una torma di Saraceni, salita da Arma, se ne veniva su per sorprendere la città inconscia, tra la furia della bufera. Ma che è, che non è? Mentre i pirati si fan presso, la città si rischiara, poi la luce si fa vivida, è indi un tornear di fiamme, un rimbombar d’archibugi, di spingarde. I Saraceni son sorpresi, s’arrestano, guardano stupefatti. Intanto lo spettacolo si fa più terrificante. Oh che succedeva a Taggia? Chi era là entro? Non era gente di quaggiù sicuro. I Saraceni ebbero paura, voltaron le terga, lasciando traccia del loro passaggio. Chi avea così, salvata la città? Il santo concittadino, Benedetto Revelli."

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Nel 1625 la Liguria occidentale è coinvolta nelle efferate vicende della Guerra dei trent’anni. Il Ducato di Savoia e la Repubblica di Genova si trovano in conflitto tra loro. Il ponente Ligure diviene aperto campo di battaglia. Il Ducato dl Savoia, tramite i due figli del Duca, Vittorio Amedeo e Felice, ed il Marchese Ludovico Solaro di Dogliani, sferra un duro attacco in tre direzioni: Oneglia e Albenga, Baiardo e Triora e la Val Roya. Taggia è una fiorente città posta nell’immediato entroterra, la cui vicinanza al mare le conferisce una determinante importanza strategica, ma nonostante munita di una discreta difesa militare, sembra ineluttabilmente condannata a soccombere alle ingenti forze nemiche. Di fronte a tale opprimente minaccia il 26 aprile il Parlamento cittadino di Taggia decide dl ricorrere all’aiuto divino. Viene pertanto fatto solenne e sacro voto a San Benedetto Vescovo di Albenga affinché con la sua intercessione possa preservare la città dagli orrori del conflitto il voto consiste nel dedicare al Santo ogni anno, la seconda domenica dl febbraio una festa di ringraziamento. Così, infatti, la delibera del Parlamento di Taggia del 26 aprile 1625: “Ci soprastano molti pericoli e sciagure essendo circondati dai soldati del signor Duca di Savoia, li quali vanno occupando molti lochi della serenissima Repubblica e si vanno approssimando, né avendo noi forze da poter resistere né difendersi non ci resta che ricorrere in buona fede e profonda umiltà alla misericordia e benignità del nostro Signor Iddio, procurando con preghiere e lacrime e intercessioni di Santi di placarlo e per conseguenza avendo noi in cielo il glorioso San Benedette Vescovo di Albenga potremo confidare se ricorressimo alla intercessione sua che per mezzo suo otterremo gratie dal Signor Dio Misericordioso e dalla gloriosa Maria Vergine la quale anco per le orationi e meriti di detti Santi ci impetrerà misericordia e saremo sollevati e liberati dalli immensi pericoli. Pertanto facciamo voto fra un anno prossimo e a spese pubbliche edificare un oratorio conveniente a gloria di Dio e di San Benedetto da fabbricarsi nel presente loco con l’ancona della Beata Vergine con Cristo nostro in braccio, San Benedetto da una parte e San Marco evangelista dall’altra con provvederli perpetui temporibus delli ornamenti concedenti pre l’altare e ancora altre cose necessarie senza alcuna arma particolare, ma il tutto a nome e a spese pubbliche, e promette e obbligarsi di festare in perpetuum la sua festa che è alli 12 di febbraio, ne! qual giorno anco in perpetuo si faccia solenne processione visitando detto Oratorio imponendo pena di lire quattro a chi non festerà quel giorno” (da “Il crocefisso miracoloso di Taggia ed il suo santuario", del Sacerdote Prof. Raimondo Martini) Dopo alterne vicende il 20 agosto finalmente l’esercito savoiardo si ritira sconfitto. Taggia è salva! Fedeli al loro sacro voto, l’anno successivo, il 12 febbraio 1626, i taggesi festeggiano per la prima volta San Benedetto. Da allora ogni anno, con estrema puntualità, il voto è stato immancabilmente rispettato, con un affetto ed una coerenza tali da far si che la festa dedicata da Taggia al Santo salvatore oltre a costituire una delle più belle pagine della sua storia, abbia dato luogo alla sentita continuità di una tradizione le cui sfumature confinano spesso con la leggenda. Ambientazioni e corteo storico Da alcuni anni a questa parte, la quarta domenica di febbraio si conclude la festa di San Benedetto con una grande manifestazione di rievocazione storica. I rioni Taggesi ambientano negli spazi più caratteristici alcuni quadri storici che rievocano momenti di vita vissuta del pieno XVII secolo. Tutta la città ripiomba così nel passato di un Seicento in linea con il momento d’istituzione comunitaria della festa di San Benedetto. Gli episodi rappresentati sono ispirati a vicende realmente avvenute, tratte dall’esame dei documenti conservati negli archivi storici comunali. In alcuni casi non manca neppure la rievocazione tridimensionale di celebri dipinti dell’epoca. Fra nobili e signori, dame e religiosi, torme di gente del popolo e uomini d’arme, l’atmosfera è autentica, genuina, talvolta sanguigna e feroce. Infine tutti i figuranti partecipano ad un sontuoso corteo storico che si snoda per le vie cittadine, talvolta con la partecipazione di gruppi d’appassionati in grado dl ricostruire perfettamente vita e costumi di compagnie militari del XVII secolo. Il pubblico accorre a Taggia tutto il giorno: i quadri storici si svolgono fra la mattina ed il primo pomeriggio, quando si cede il passo al corteo, che chiude le celebrazioni per San Benedetto.
Tradizioni taggesi, Fuoco, Pane. San Benedetto e la notte dei fuochi San Benedetto Revelli è il Patrono di Taggia. La sua devozione è molto forte e si accompagna a quella, più recente, per la Madonna Miracolosa custodita in chiesa parrocchiale. Il Santo è una personalità locale, che la tradizione vuole nativo di Taggia, benché ne rivendichi le origini anche Tavole, in valle Prino, nell’entroterra di Imperia Porto Maurizio. L’epoca nella quale sarebbe vissuto è quella triste e pericolosa del IX-X secolo: la morte del santo viene attribuita al 12 febbraio del 900 d.C.. Benedetto sarebbe stato vescovo di Albenga: la carica era assai pesante in quanto la Liguria occidentale era sottoposta al pericolo delle incursioni dei Saraceni islamici ed al disordine assoluto nella mancanza di un sicuro governo del territorio. Miracoli ed esempi di vita hanno creato la dimensione di santità dì un personaggio che appare soprattutto un simbolo. La festa del 12 febbraio è occasione in realtà di una serie di eventi, radicati nella mentalità e nella tradizione taggese, mediante radici che affondano in età precristiana. Una leggenda originaria. La Liguria occidentale, fra il IX e X secolo è priva di controllo governativo sul territorio: predoni e pirati sì alternano attaccando i centri abitati da terra e dal mare. Taggia non sfugge a questo triste destino. I pirati Saraceni materializzano anche sulle coste del Mediterraneo nord-occidentale la spinta dell’espansione islamica. Anche Taggia viene dunque attaccata. Il consiglio di San Benedetto dì fronte ad un attacco saraceno che si presumeva distruttivo, fu quello dì accendere grandi fuochi nell’abitato. I pirati, vedendo le fiamme da lontano, credendo di essere stati preceduti da altri predoni, si ritirarono e Taggia fu salva. A quel momento si fa risalire l’inizio di una celebrazione annuale, nel mese di febbraio, in occasione di San Benedetto. Va detto però che l’origine mitica della festività è in diretta relazione con un tempo molto più antico, sicuramente pre-cristiano legato al tempo ciclico dell’anno e della natura. La festa diventa istituzione. Nel 1625 la Liguria viene travolta da una guerra feroce e sanguinosa. Si trovavano dl fronte la Repubblica di Genova, sostenuta dalla Spagna, e il ducato di Savoia sostenuto dalla Francia. Si trattava di un conflitto regionale, proiezione locale del grande scontro europeo noto come guerra dei trent’anni. Gli eserciti franco-sabaudi, nella prima fase di attività bellica, invadono la Liguria: molti centri abitati si arrendono, altri resistono e vengono saccheggiati, con gravi perdite fra la popolazione. Anche Genova rischia di cadere, ma i contrasti fra i Piemontesi ed i Francesi permettono una controffensiva che si conclude con la vittoria ispano-genovese ed una successiva tregua. Taggia viene interessata dalle operazioni militari, come tutta l’area circostante. Il Parlamento cittadino decide di porre la Comunità sotto la protezione del patrono San Benedetto, quasi a ricordo dai trascorsi pericoli con i Saraceni. Il 26 aprile del 1625 si delibera il voto relativo all’istituzione di una festa il 12 febbraio, in onore del santo, con processione e accensione di fuochi. Nel frattempo doveva anche essere dedicato al santo un rinnovato oratorio. La città, in effetti, fu salvata dalla guerra, quando gli ambasciatori di Taggia si arresero all’esercito sabaudo in cambio della rinuncia al saccheggio da parte dell’esercito occupante, il quale non molto tempo dopo sarebbe stato costretto a lasciare la Liguria occidentale. Il significato arcaico della festa. Nella nostra cultura tradizionale il mese dì febbraio è destinato ai riti in favore della purificazione e della fertilità dei campi. Il fuoco brucia i malefici e dona forza. Si verifica una singolare sovrapposizione delle feste tradizionali dei Romani e dei Celti. In ambito romano si svolgevano i Februales, riti di purificazione e i Lupercalia in favore della fertilità. I Celti celebravano la festa di Imbolc, legata al fuoco e destinata alla purificazione. Ne consegue una serie di manifestazioni cristiane, dalla festa della Purificazione delta Vergine, che coincide con la cosiddetta offerta di candele benedette della Candelora. Il periodo si prolunga nella Quaresima, fino al momento della Pasqua. In quella occasione anche Gesù Cristo dopo la sua morte in terra raggiunse il fuoco dell’inferno per liberare profeti, patriarchi e precursori, potendo quindi risorgere. Devozione Il pericolo saraceno prima e barbaresco poi teneva viva la devozione verso il concittadino. In modo particolare è ricordato un fatto miracoloso contro il pericolo musulmano, così narrato da Filippo Noberasco in "I Saraceni in Liguria". "Era una notte cupa, orribile il tempo, la natura in furore. Il popolo di Taggia era tappato in casa e, nelle capaci cucine, le ave, al chiarore oscillante dei lucernieri ad olio, novellavano ai piccoli di terribili storie di banditi. E, mentre esse parlavano tra un silenzio fondo, i ladroni erano davvero alle porte. Una torma di Saraceni, salita da Arma, se ne veniva su per sorprendere la città inconscia, tra la furia della bufera. Ma che è, che non è? Mentre i pirati si fan presso, la città si rischiara, poi la luce si fa vivida, è indi un tornear di fiamme, un rimbombar d’archibugi, di spingarde. I Saraceni son sorpresi, s’arrestano, guardano stupefatti. Intanto lo spettacolo si fa più terrificante. Oh che succedeva a Taggia? Chi era là entro? Non era gente di quaggiù sicuro. I Saraceni ebbero paura, voltaron le terga, lasciando traccia del loro passaggio. Chi avea così, salvata la città? Il santo concittadino, Benedetto Revelli."
Nel 1625 la Liguria occidentale è coinvolta nelle efferate vicende della Guerra dei trent’anni. Il Ducato di Savoia e la Repubblica di Genova si trovano in conflitto tra loro. Il ponente Ligure diviene aperto campo di battaglia. Il Ducato dl Savoia, tramite i due figli del Duca, Vittorio Amedeo e Felice, ed il Marchese Ludovico Solaro di Dogliani, sferra un duro attacco in tre direzioni: Oneglia e Albenga, Baiardo e Triora e la Val Roya. Taggia è una fiorente città posta nell’immediato entroterra, la cui vicinanza al mare le conferisce una determinante importanza strategica, ma nonostante munita di una discreta difesa militare, sembra ineluttabilmente condannata a soccombere alle ingenti forze nemiche. Di fronte a tale opprimente minaccia il 26 aprile il Parlamento cittadino di Taggia decide dl ricorrere all’aiuto divino. Viene pertanto fatto solenne e sacro voto a San Benedetto Vescovo di Albenga affinché con la sua intercessione possa preservare la città dagli orrori del conflitto il voto consiste nel dedicare al Santo ogni anno, la seconda domenica dl febbraio una festa di ringraziamento. Così, infatti, la delibera del Parlamento di Taggia del 26 aprile 1625: “Ci soprastano molti pericoli e sciagure essendo circondati dai soldati del signor Duca di Savoia, li quali vanno occupando molti lochi della serenissima Repubblica e si vanno approssimando, né avendo noi forze da poter resistere né difendersi non ci resta che ricorrere in buona fede e profonda umiltà alla misericordia e benignità del nostro Signor Iddio, procurando con preghiere e lacrime e intercessioni di Santi di placarlo e per conseguenza avendo noi in cielo il glorioso San Benedette Vescovo di Albenga potremo confidare se ricorressimo alla intercessione sua che per mezzo suo otterremo gratie dal Signor Dio Misericordioso e dalla gloriosa Maria Vergine la quale anco per le orationi e meriti di detti Santi ci impetrerà misericordia e saremo sollevati e liberati dalli immensi pericoli. Pertanto facciamo voto fra un anno prossimo e a spese pubbliche edificare un oratorio conveniente a gloria di Dio e di San Benedetto da fabbricarsi nel presente loco con l’ancona della Beata Vergine con Cristo nostro in braccio, San Benedetto da una parte e San Marco evangelista dall’altra con provvederli perpetui temporibus delli ornamenti concedenti pre l’altare e ancora altre cose necessarie senza alcuna arma particolare, ma il tutto a nome e a spese pubbliche, e promette e obbligarsi di festare in perpetuum la sua festa che è alli 12 di febbraio, ne! qual giorno anco in perpetuo si faccia solenne processione visitando detto Oratorio imponendo pena di lire quattro a chi non festerà quel giorno” (da “Il crocefisso miracoloso di Taggia ed il suo santuario", del Sacerdote Prof. Raimondo Martini) Dopo alterne vicende il 20 agosto finalmente l’esercito savoiardo si ritira sconfitto. Taggia è salva! Fedeli al loro sacro voto, l’anno successivo, il 12 febbraio 1626, i taggesi festeggiano per la prima volta San Benedetto. Da allora ogni anno, con estrema puntualità, il voto è stato immancabilmente rispettato, con un affetto ed una coerenza tali da far si che la festa dedicata da Taggia al Santo salvatore oltre a costituire una delle più belle pagine della sua storia, abbia dato luogo alla sentita continuità di una tradizione le cui sfumature confinano spesso con la leggenda. Ambientazioni e corteo storico Da alcuni anni a questa parte, la quarta domenica di febbraio si conclude la festa di San Benedetto con una grande manifestazione di rievocazione storica. I rioni Taggesi ambientano negli spazi più caratteristici alcuni quadri storici che rievocano momenti di vita vissuta del pieno XVII secolo. Tutta la città ripiomba così nel passato di un Seicento in linea con il momento d’istituzione comunitaria della festa di San Benedetto. Gli episodi rappresentati sono ispirati a vicende realmente avvenute, tratte dall’esame dei documenti conservati negli archivi storici comunali. In alcuni casi non manca neppure la rievocazione tridimensionale di celebri dipinti dell’epoca. Fra nobili e signori, dame e religiosi, torme di gente del popolo e uomini d’arme, l’atmosfera è autentica, genuina, talvolta sanguigna e feroce. Infine tutti i figuranti partecipano ad un sontuoso corteo storico che si snoda per le vie cittadine, talvolta con la partecipazione di gruppi d’appassionati in grado dl ricostruire perfettamente vita e costumi di compagnie militari del XVII secolo. Il pubblico accorre a Taggia tutto il giorno: i quadri storici si svolgono fra la mattina ed il primo pomeriggio, quando si cede il passo al corteo, che chiude le celebrazioni per San Benedetto.
Tradizioni taggesi, Fuoco, Pane. San Benedetto e la notte dei fuochi San Benedetto Revelli è il Patrono di Taggia. La sua devozione è molto forte e si accompagna a quella, più recente, per la Madonna Miracolosa custodita in chiesa parrocchiale. Il Santo è una personalità locale, che la tradizione vuole nativo di Taggia, benché ne rivendichi le origini anche Tavole, in valle Prino, nell’entroterra di Imperia Porto Maurizio. L’epoca nella quale sarebbe vissuto è quella triste e pericolosa del IX-X secolo: la morte del santo viene attribuita al 12 febbraio del 900 d.C.. Benedetto sarebbe stato vescovo di Albenga: la carica era assai pesante in quanto la Liguria occidentale era sottoposta al pericolo delle incursioni dei Saraceni islamici ed al disordine assoluto nella mancanza di un sicuro governo del territorio. Miracoli ed esempi di vita hanno creato la dimensione di santità dì un personaggio che appare soprattutto un simbolo. La festa del 12 febbraio è occasione in realtà di una serie di eventi, radicati nella mentalità e nella tradizione taggese, mediante radici che affondano in età precristiana. Una leggenda originaria. La Liguria occidentale, fra il IX e X secolo è priva di controllo governativo sul territorio: predoni e pirati sì alternano attaccando i centri abitati da terra e dal mare. Taggia non sfugge a questo triste destino. I pirati Saraceni materializzano anche sulle coste del Mediterraneo nord-occidentale la spinta dell’espansione islamica. Anche Taggia viene dunque attaccata. Il consiglio di San Benedetto dì fronte ad un attacco saraceno che si presumeva distruttivo, fu quello dì accendere grandi fuochi nell’abitato. I pirati, vedendo le fiamme da lontano, credendo di essere stati preceduti da altri predoni, si ritirarono e Taggia fu salva. A quel momento si fa risalire l’inizio di una celebrazione annuale, nel mese di febbraio, in occasione di San Benedetto. Va detto però che l’origine mitica della festività è in diretta relazione con un tempo molto più antico, sicuramente pre-cristiano legato al tempo ciclico dell’anno e della natura. La festa diventa istituzione. Nel 1625 la Liguria viene travolta da una guerra feroce e sanguinosa. Si trovavano dl fronte la Repubblica di Genova, sostenuta dalla Spagna, e il ducato di Savoia sostenuto dalla Francia. Si trattava di un conflitto regionale, proiezione locale del grande scontro europeo noto come guerra dei trent’anni. Gli eserciti franco-sabaudi, nella prima fase di attività bellica, invadono la Liguria: molti centri abitati si arrendono, altri resistono e vengono saccheggiati, con gravi perdite fra la popolazione. Anche Genova rischia di cadere, ma i contrasti fra i Piemontesi ed i Francesi permettono una controffensiva che si conclude con la vittoria ispano-genovese ed una successiva tregua. Taggia viene interessata dalle operazioni militari, come tutta l’area circostante. Il Parlamento cittadino decide di porre la Comunità sotto la protezione del patrono San Benedetto, quasi a ricordo dai trascorsi pericoli con i Saraceni. Il 26 aprile del 1625 si delibera il voto relativo all’istituzione di una festa il 12 febbraio, in onore del santo, con processione e accensione di fuochi. Nel frattempo doveva anche essere dedicato al santo un rinnovato oratorio. La città, in effetti, fu salvata dalla guerra, quando gli ambasciatori di Taggia si arresero all’esercito sabaudo in cambio della rinuncia al saccheggio da parte dell’esercito occupante, il quale non molto tempo dopo sarebbe stato costretto a lasciare la Liguria occidentale. Il significato arcaico della festa. Nella nostra cultura tradizionale il mese dì febbraio è destinato ai riti in favore della purificazione e della fertilità dei campi. Il fuoco brucia i malefici e dona forza. Si verifica una singolare sovrapposizione delle feste tradizionali dei Romani e dei Celti. In ambito romano si svolgevano i Februales, riti di purificazione e i Lupercalia in favore della fertilità. I Celti celebravano la festa di Imbolc, legata al fuoco e destinata alla purificazione. Ne consegue una serie di manifestazioni cristiane, dalla festa della Purificazione delta Vergine, che coincide con la cosiddetta offerta di candele benedette della Candelora. Il periodo si prolunga nella Quaresima, fino al momento della Pasqua. In quella occasione anche Gesù Cristo dopo la sua morte in terra raggiunse il fuoco dell’inferno per liberare profeti, patriarchi e precursori, potendo quindi risorgere. Devozione Il pericolo saraceno prima e barbaresco poi teneva viva la devozione verso il concittadino. In modo particolare è ricordato un fatto miracoloso contro il pericolo musulmano, così narrato da Filippo Noberasco in "I Saraceni in Liguria". "Era una notte cupa, orribile il tempo, la natura in furore. Il popolo di Taggia era tappato in casa e, nelle capaci cucine, le ave, al chiarore oscillante dei lucernieri ad olio, novellavano ai piccoli di terribili storie di banditi. E, mentre esse parlavano tra un silenzio fondo, i ladroni erano davvero alle porte. Una torma di Saraceni, salita da Arma, se ne veniva su per sorprendere la città inconscia, tra la furia della bufera. Ma che è, che non è? Mentre i pirati si fan presso, la città si rischiara, poi la luce si fa vivida, è indi un tornear di fiamme, un rimbombar d’archibugi, di spingarde. I Saraceni son sorpresi, s’arrestano, guardano stupefatti. Intanto lo spettacolo si fa più terrificante. Oh che succedeva a Taggia? Chi era là entro? Non era gente di quaggiù sicuro. I Saraceni ebbero paura, voltaron le terga, lasciando traccia del loro passaggio. Chi avea così, salvata la città? Il santo concittadino, Benedetto Revelli."
Nel 1625 la Liguria occidentale è coinvolta nelle efferate vicende della Guerra dei trent’anni. Il Ducato di Savoia e la Repubblica di Genova si trovano in conflitto tra loro. Il ponente Ligure diviene aperto campo di battaglia. Il Ducato dl Savoia, tramite i due figli del Duca, Vittorio Amedeo e Felice, ed il Marchese Ludovico Solaro di Dogliani, sferra un duro attacco in tre direzioni: Oneglia e Albenga, Baiardo e Triora e la Val Roya. Taggia è una fiorente città posta nell’immediato entroterra, la cui vicinanza al mare le conferisce una determinante importanza strategica, ma nonostante munita di una discreta difesa militare, sembra ineluttabilmente condannata a soccombere alle ingenti forze nemiche. Di fronte a tale opprimente minaccia il 26 aprile il Parlamento cittadino di Taggia decide dl ricorrere all’aiuto divino. Viene pertanto fatto solenne e sacro voto a San Benedetto Vescovo di Albenga affinché con la sua intercessione possa preservare la città dagli orrori del conflitto il voto consiste nel dedicare al Santo ogni anno, la seconda domenica dl febbraio una festa di ringraziamento. Così, infatti, la delibera del Parlamento di Taggia del 26 aprile 1625: “Ci soprastano molti pericoli e sciagure essendo circondati dai soldati del signor Duca di Savoia, li quali vanno occupando molti lochi della serenissima Repubblica e si vanno approssimando, né avendo noi forze da poter resistere né difendersi non ci resta che ricorrere in buona fede e profonda umiltà alla misericordia e benignità del nostro Signor Iddio, procurando con preghiere e lacrime e intercessioni di Santi di placarlo e per conseguenza avendo noi in cielo il glorioso San Benedette Vescovo di Albenga potremo confidare se ricorressimo alla intercessione sua che per mezzo suo otterremo gratie dal Signor Dio Misericordioso e dalla gloriosa Maria Vergine la quale anco per le orationi e meriti di detti Santi ci impetrerà misericordia e saremo sollevati e liberati dalli immensi pericoli. Pertanto facciamo voto fra un anno prossimo e a spese pubbliche edificare un oratorio conveniente a gloria di Dio e di San Benedetto da fabbricarsi nel presente loco con l’ancona della Beata Vergine con Cristo nostro in braccio, San Benedetto da una parte e San Marco evangelista dall’altra con provvederli perpetui temporibus delli ornamenti concedenti pre l’altare e ancora altre cose necessarie senza alcuna arma particolare, ma il tutto a nome e a spese pubbliche, e promette e obbligarsi di festare in perpetuum la sua festa che è alli 12 di febbraio, ne! qual giorno anco in perpetuo si faccia solenne processione visitando detto Oratorio imponendo pena di lire quattro a chi non festerà quel giorno” (da “Il crocefisso miracoloso di Taggia ed il suo santuario", del Sacerdote Prof. Raimondo Martini) Dopo alterne vicende il 20 agosto finalmente l’esercito savoiardo si ritira sconfitto. Taggia è salva! Fedeli al loro sacro voto, l’anno successivo, il 12 febbraio 1626, i taggesi festeggiano per la prima volta San Benedetto. Da allora ogni anno, con estrema puntualità, il voto è stato immancabilmente rispettato, con un affetto ed una coerenza tali da far si che la festa dedicata da Taggia al Santo salvatore oltre a costituire una delle più belle pagine della sua storia, abbia dato luogo alla sentita continuità di una tradizione le cui sfumature confinano spesso con la leggenda. Ambientazioni e corteo storico Da alcuni anni a questa parte, la quarta domenica di febbraio si conclude la festa di San Benedetto con una grande manifestazione di rievocazione storica. I rioni Taggesi ambientano negli spazi più caratteristici alcuni quadri storici che rievocano momenti di vita vissuta del pieno XVII secolo. Tutta la città ripiomba così nel passato di un Seicento in linea con il momento d’istituzione comunitaria della festa di San Benedetto. Gli episodi rappresentati sono ispirati a vicende realmente avvenute, tratte dall’esame dei documenti conservati negli archivi storici comunali. In alcuni casi non manca neppure la rievocazione tridimensionale di celebri dipinti dell’epoca. Fra nobili e signori, dame e religiosi, torme di gente del popolo e uomini d’arme, l’atmosfera è autentica, genuina, talvolta sanguigna e feroce. Infine tutti i figuranti partecipano ad un sontuoso corteo storico che si snoda per le vie cittadine, talvolta con la partecipazione di gruppi d’appassionati in grado dl ricostruire perfettamente vita e costumi di compagnie militari del XVII secolo. Il pubblico accorre a Taggia tutto il giorno: i quadri storici si svolgono fra la mattina ed il primo pomeriggio, quando si cede il passo al corteo, che chiude le celebrazioni per San Benedetto.
Tradizioni taggesi, Fuoco, Pane. San Benedetto e la notte dei fuochi San Benedetto Revelli è il Patrono di Taggia. La sua devozione è molto forte e si accompagna a quella, più recente, per la Madonna Miracolosa custodita in chiesa parrocchiale. Il Santo è una personalità locale, che la tradizione vuole nativo di Taggia, benché ne rivendichi le origini anche Tavole, in valle Prino, nell’entroterra di Imperia Porto Maurizio. L’epoca nella quale sarebbe vissuto è quella triste e pericolosa del IX-X secolo: la morte del santo viene attribuita al 12 febbraio del 900 d.C.. Benedetto sarebbe stato vescovo di Albenga: la carica era assai pesante in quanto la Liguria occidentale era sottoposta al pericolo delle incursioni dei Saraceni islamici ed al disordine assoluto nella mancanza di un sicuro governo del territorio. Miracoli ed esempi di vita hanno creato la dimensione di santità dì un personaggio che appare soprattutto un simbolo. La festa del 12 febbraio è occasione in realtà di una serie di eventi, radicati nella mentalità e nella tradizione taggese, mediante radici che affondano in età precristiana. Una leggenda originaria. La Liguria occidentale, fra il IX e X secolo è priva di controllo governativo sul territorio: predoni e pirati sì alternano attaccando i centri abitati da terra e dal mare. Taggia non sfugge a questo triste destino. I pirati Saraceni materializzano anche sulle coste del Mediterraneo nord-occidentale la spinta dell’espansione islamica. Anche Taggia viene dunque attaccata. Il consiglio di San Benedetto dì fronte ad un attacco saraceno che si presumeva distruttivo, fu quello dì accendere grandi fuochi nell’abitato. I pirati, vedendo le fiamme da lontano, credendo di essere stati preceduti da altri predoni, si ritirarono e Taggia fu salva. A quel momento si fa risalire l’inizio di una celebrazione annuale, nel mese di febbraio, in occasione di San Benedetto. Va detto però che l’origine mitica della festività è in diretta relazione con un tempo molto più antico, sicuramente pre-cristiano legato al tempo ciclico dell’anno e della natura. La festa diventa istituzione. Nel 1625 la Liguria viene travolta da una guerra feroce e sanguinosa. Si trovavano dl fronte la Repubblica di Genova, sostenuta dalla Spagna, e il ducato di Savoia sostenuto dalla Francia. Si trattava di un conflitto regionale, proiezione locale del grande scontro europeo noto come guerra dei trent’anni. Gli eserciti franco-sabaudi, nella prima fase di attività bellica, invadono la Liguria: molti centri abitati si arrendono, altri resistono e vengono saccheggiati, con gravi perdite fra la popolazione. Anche Genova rischia di cadere, ma i contrasti fra i Piemontesi ed i Francesi permettono una controffensiva che si conclude con la vittoria ispano-genovese ed una successiva tregua. Taggia viene interessata dalle operazioni militari, come tutta l’area circostante. Il Parlamento cittadino decide di porre la Comunità sotto la protezione del patrono San Benedetto, quasi a ricordo dai trascorsi pericoli con i Saraceni. Il 26 aprile del 1625 si delibera il voto relativo all’istituzione di una festa il 12 febbraio, in onore del santo, con processione e accensione di fuochi. Nel frattempo doveva anche essere dedicato al santo un rinnovato oratorio. La città, in effetti, fu salvata dalla guerra, quando gli ambasciatori di Taggia si arresero all’esercito sabaudo in cambio della rinuncia al saccheggio da parte dell’esercito occupante, il quale non molto tempo dopo sarebbe stato costretto a lasciare la Liguria occidentale. Il significato arcaico della festa. Nella nostra cultura tradizionale il mese dì febbraio è destinato ai riti in favore della purificazione e della fertilità dei campi. Il fuoco brucia i malefici e dona forza. Si verifica una singolare sovrapposizione delle feste tradizionali dei Romani e dei Celti. In ambito romano si svolgevano i Februales, riti di purificazione e i Lupercalia in favore della fertilità. I Celti celebravano la festa di Imbolc, legata al fuoco e destinata alla purificazione. Ne consegue una serie di manifestazioni cristiane, dalla festa della Purificazione delta Vergine, che coincide con la cosiddetta offerta di candele benedette della Candelora. Il periodo si prolunga nella Quaresima, fino al momento della Pasqua. In quella occasione anche Gesù Cristo dopo la sua morte in terra raggiunse il fuoco dell’inferno per liberare profeti, patriarchi e precursori, potendo quindi risorgere. Devozione Il pericolo saraceno prima e barbaresco poi teneva viva la devozione verso il concittadino. In modo particolare è ricordato un fatto miracoloso contro il pericolo musulmano, così narrato da Filippo Noberasco in "I Saraceni in Liguria". "Era una notte cupa, orribile il tempo, la natura in furore. Il popolo di Taggia era tappato in casa e, nelle capaci cucine, le ave, al chiarore oscillante dei lucernieri ad olio, novellavano ai piccoli di terribili storie di banditi. E, mentre esse parlavano tra un silenzio fondo, i ladroni erano davvero alle porte. Una torma di Saraceni, salita da Arma, se ne veniva su per sorprendere la città inconscia, tra la furia della bufera. Ma che è, che non è? Mentre i pirati si fan presso, la città si rischiara, poi la luce si fa vivida, è indi un tornear di fiamme, un rimbombar d’archibugi, di spingarde. I Saraceni son sorpresi, s’arrestano, guardano stupefatti. Intanto lo spettacolo si fa più terrificante. Oh che succedeva a Taggia? Chi era là entro? Non era gente di quaggiù sicuro. I Saraceni ebbero paura, voltaron le terga, lasciando traccia del loro passaggio. Chi avea così, salvata la città? Il santo concittadino, Benedetto Revelli."